sono sul diretto roma-napoli. correggo le bozze della penultima traduzione consegnata, scorrono lisce. è bello quando ti rileggi e non riconosci più le parole come tue, non ricordi di averle scritte tu. un ragazzo starnutisce forte, una ragazza fa un salto. lui si scusa, dà la colpa a questo tempo incerto. lei dice che uno non sa mai come vestirsi in questo periodo. poi diversi minuti di silenzio. lui è vestito di scuro, giacca e pantaloni, senza cravatta. ha i baffi. sono strani i baffi su un ragazzo sotto i trent’anni. ogni tanto lui la guarda. a un certo punto le chiede se si è spaventata per lo starnuto. lei dice di no. lui dice che l’ha vista un po’ tesa, lei dice che è stanca perché ha fatto tardi ieri, è andata a ballare, ha dormito poco, non ha certo paura che lui le mischi il raffreddore. ha usato il verbo mischiare perché è di napoli. anche lui lo ripete, anche se è di roma e a roma non si usa. lui le dice che ha preso freddo perché la notte scorsa ha dormito in una tenda, a l’aquila. lei non dice niente, torna a leggere il suo libro. a un certo punto lei chiede alle sue amiche perché mai il protagonista del libro, un contralto, deve interrompere la sua carriera di cantante per problemi alla vista. lui le spiega che un cantante ha bisogno degli occhi per leggere gli spartiti, deve guardare il direttore d’orchestra, il maestro del coro. lei lo ringrazia, torna a leggere il libro. il treno si ferma più del dovuto in una stazione. il capotreno passa di corsa di vagone in vagone e chiede se c’è un dottore a bordo. c’è una donna che si è sentita male. dobbiamo aspettare un’ambulanza. il ragazzo chiede se il treno va a napoli centrale o muore prima. la ragazza dice che va a napoli, e sottovoce, ma non tanto aggiunge: quoccos’a sacc’ pur’io. il ragazzo telefona a qualcuno, parla al femminile, una donna. dice che ieri è stato a l’aquila, che la situazione è tragica, che ora sta andando a napoli. ogni tanto usa la parola cazzo, che fa uno strano effetto, suona incongrua. il ragazzo esce un secondo in corridoio. le amiche della ragazza le chiedono se ha visto come la guardava. la ragazza è seccata e lusingata. l’ambulanza arriva e porta via la donna. il treno riparte. il ragazzo torna. la ragazza dorme. il ragazzo prende le sue cose e si trasferisce poco più avanti. dopo un paio di stazioni si spostano anche le amiche della ragazza. le ragazze parlano di università. il ragazzo chiede informazioni sui piani di studio e come fare per diventare insegnante. aggiunge che lui comunque già lavora, fa il mediatore culturale in un campo rom. dice che non capisce perché ci sia in giro tanta intolleranza contro gli zingari. le ragazze dicono: perché rubano. lui dice che non tutti rubano, che molti lavorano il cuoio, il rame. alcuni spacciano. le ragazze dicono che spacciare non è un lavoro e non è meglio che rubare. il ragazzo dice: vabbè, voi quando comprate il fumo non vi ponete di questi problemi. le ragazze dicono, ognuna per conto suo: io non fumo. il ragazzo parla del campo rom bruciato a ponticelli, parla di venezia che è inospitale, troppo cara, non puoi comprarti casa, parla di napoli dove invece ti puoi comprare una casa in centro, napoli è ospitale, accoglie tutti, è multiculturale e multietnica. le ragazze dicono che villa literno è più multiculturale e multietnica di napoli. il ragazzo scoppia a ridere. le ragazze dicono che parlano seriamente. il ragazzo parla di camorra, di nuovo degli zingari che sono l’unico popolo che non ha mai dichiarato guerra a nessuno, parla di teatro e di filumena marturano, di regina bianchi e luca de filippo. io metto via le bozze e mi preparo per scendere. la ragazza che dormiva si unisce alle sue amiche. guardo il golfo e sono contenta che ci sia un po’ di sole. penso che i pezzi di dialogo che ho ascoltato sono interessanti, che se avessi voglia potrei provare a scriverci un racconto. NB: se mai dovessi scriverlo, cercare di rendere il personaggio del ragazzo meno stereotipato. non si deve capire quanto in realtà mi sta sui coglioni.
tu l'hai detto e tu ci sei