
si ringrazia chiaradavinci per l'omfaloscopica ispirazione

si ringrazia chiaradavinci per l'omfaloscopica ispirazione
quando dieci e passa anni fa ho visto questo film l’aggettivo che secondo me meglio lo descriveva era “francese”. il trionfo della francesità cinematografica: un film popolato di gente che parla troppo o troppo poco, situazioni esistenziali e disturbi del comportamento troppo letterari. per chi non l’avesse visto, il succo del film è: stéphane corteggia camille (che è già impegnata) e quando lei si espone dichiarando quello che crede un desiderio ricambiato, stéphane le dice: maddeché, hai capito male, e comunque io non so amare. camille ha una reazione isterica e un periodo di depressione nera, ma poi riprende a vivere e ad amare l’uomo con cui stava. e stéphane continua a raccontarsi la sua storia di quello che non sa amare.
pensavo: dai, vabbè l’autolesionismo, il sadismo, la paura di amare ecc., ma un comportamento come quello di lui non è credibile. e la reazione di lei è troppo sopra le righe. insomma il film non mi era piaciuto perché lo trovavo francese fino al midollo e artificioso.
ma mia nonna paterna diceva sempre: “la maledizione non coglie, la meraviglia sì”. cioè: attento alle cose che ritieni assurde e incredibili perché ti potrebbero capitare sul serio per dimostrarti che invece esistono eccome.
be’, da allora più di una volta mi sono ritrovata, come protagonista o come comprimaria, sul set in un film francesissimo: corteggiamenti messi in atto per essere negati un istante dopo, l’affetto che si percepisce solo attraverso il suo opposto e attraverso la sofferenza dell’altro, l’amore che riesce a esprimersi solo tramite il suo contrario reiterato all’infinito, la coazione del non-amore seriale.
stéphane esiste veramente, magari non con quegli occhi esageratamente inespressivi, quella faccia stereotipata da uomo freddo e solo che gli presta daniel auteuil, magari ha una vita sociale apparentemente ricchissima, magari nella realtà a volte è anche donna. e la reazione isterica di camille (interpretata da emmanuelle béart e dal suo francesissimo broncio. e of course anche camille nella realtà può essere maschio) è verosimile, e forse in fondo anche auspicabile perché sana. superficialmente può apparire come la stizza e l’umiliazione di chi rosica perché viene rifiutato. ma è molto di più: è la rabbia di chi assiste a una manipolazione e a un rovesciamento malsano dei codici di comunicazione, un gioco di potere diabolico basato sulla negazione. non a caso satana è colui che nega.
la morale di questo post è: non sbuffate mai troppo davanti a un film francese: potreste scoprire che il prossimo festival di cannes ha deciso di dedicare un’intera retrospettiva alla vostra vita.
tu l'hai detto e tu ci sei