Archivio per maggio 2009

31
mag
09

come un uomo sulla terra

l’altra sera sono andata con e. a vedere questo documentario

è una raccolta di testimonianze di uomini e donne etiopi che vivono in italia. parlano dell’odissea nel deserto, della prigione, delle violenze subite dalla polizia libica, di come sono stati venduti e contrabbandati più volte come merci. è asciutto, privo di retorica. al centro di tutto c’è il bisogno di raccontare. un bisogno vitale di ogni uomo sulla terra.

questo è il link al blog del documentario
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com
dove trovare informazioni sul film e sulle varie iniziative legate anche alle manifestazioni di protesta in occasione della visita di gheddafi in italia.

alla fine del film io ed e. abbiamo tratto due conclusioni:
1) ascoltare i racconti di altre storie di vita e di altri dolori è fondamentale per non fossilizzarsi nel proprio mondo e nelle proprie sofferenze. raccontare e ascoltare sono bisogni primari, sono gesti d’amore.
2) l’impegno sociale e politico e l’indignazione per le atrocità del mondo non ci redimono. non ci sono agnelli di dio a togliere i nostri peccati dal mondo. possiamo indignarci e impegnarci socialmente quanto ci pare, ma se siamo incapaci di gestire i rapporti umani con il nostro prossimo, se ci commuovono e ci indignano le sofferenze provocate da altri e non vediamo quella delle persone con cui interagiamo, perché forse l’abbiamo causata o acuita noi stessi, fosse anche solo con la nostra ignavia (l’ignavia del quotidiano è il peccato più comune nel mondo occidentale contemporaneo), non abbiamo capito un cazzo della vita.

ripensavo a queste cose quando, tornando a casa, ho visto sulla metro una signora sola che piangeva. mi sono chiesta se era il caso di chiederle se potevo essere d’aiuto. ho pensato: magari se mi guarda le sorrido. ma non mi ha guardato ed è scesa alla fermata successiva.

24
mag
09

sapevatelo

vulviadonna liscia:  lo sai come mi sento? lo dicevo pure prima a un’altra mia amica: come se avessi invitato da me qualcuno che improvvisamente va in cucina e piscia per terra.
donna riccia: e tu la gente che ti piscia in cucina non la devi invitare più a casa.
dl: sì, ma il discorso è un altro. è che rimani sorpreso davanti un gesto che non t’aspetti. no? quasi non ci credi.
dr: ti devi rassegnare: esistono anche i pisciatori di cucine.
dl: sì, ma il fatto che uno non ti chiede nemmeno scusa. e poi sai come sono io. penso: se m’ha pisciato in cucina evidentemente è perché forse gli ho fatto capire che poteva farlo. cioè, tipo, nella cucina di un’altra persona non ci avrebbe pisciato.
dr: sì, lo so come sei tu. pensi che ha pisciato nella cucina tua perché la cucina tua stimola la minzione. e lo inviti un’altra volta a casa, per vedere se ci ripiscia. e se lo fa je fai pure le analisi delle urine e gliele mandi gratis.
dl: dai, è normale rimanerci male e aspettarsi delle scuse.
dr: è normale di’ a uno che te piscia ‘n cucina: te qua ‘nce metti più piede. ‘a cucina mia è bella e splendente. va’ a piscia’ a casa tua, se popo te scappa.
dl: dici che non so’ io che attraggo i pisciatori?
dr: no, credimi. i pisciatori di cucine esistono. solo che la gente li manna a quer paese molto prima de te.
dl: esistono?
dr: esistono.
dl: e non pisciano solo nella mia cucina?
dr: no, nun fanno distinzioni. so’ incontinenti.
dl: e non chiedono mai scusa?
dr: no, e non ripuliscono nemmeno.
dl: pisciatori di cucine. su rieduchescional ciannel.
dr: menomale che ‘nce sente nessuno.
dl: menomale sì.

17
mag
09

sshh

si parla anche per marcare il territorio. dire è spesso un atto di manipolazione e neutralizzazione dell’ascoltatore. è un atto comunicativo che passa attraverso l’ascoltatore ma non mira a raggiungerlo: aneddoti i cui personaggi e il contesto dove si muovono sono privi di appigli per chi ascolta, episodi refrain, incidenti leit-motiv, cavalli di battaglia già sentiti chissà quante volte e ripetuti per un uditorio diverso, con le stesse pause, le stesse battute, palcoscenici virtuali, biografie condensate nel corso di un viaggio in treno, varie forme di name-dropping, nemici assenti che servono per consolidare legami.

io ascolto per mestiere e per attitudine. io mi faccio colonizzare e manipolare per mestiere e attitudine. comincio a essere stanca.  oggi durante il viaggio torino-roma avrei pagato il silenzio di due viaggiatrici di cui so praticamente tutto. io in otto ore credo di aver detto solo: “non so qual è la prossima fermata. o follonica o grosseto”. e una mi fa: “che c’entra follonica. è sulla costa adriatica”.
volevo chiederle se la pagavano per dire minchiate. l’avrei presa a schiaffi.

chiare avvisaglie di saturazione. in altri momenti l’avrei trovato divertente. ma ora per me è troppo sapere cosa studia, con chi è fidanzata, quanti incidenti in motorino ha fatto e a cosa è allergica una sconosciuta compagna di viaggio che non sa nemmeno dov’è follonica. è troppo. la raccolta differenziata di parole inutili è lunga e laboriosa e io ho ancora tanti rifiuti di cui disfarmi in modo razionale.

ora ho bisogno di parole necessarie o di silenzio.

12
mag
09

shit happens

o per lo meno ha questa tendenza, non la si può biasimare, è la sua natura. il punto è: che farne? come utilizzarla in modo creativo? come farne nascere i fior?
mi sto dedicando molto al mio giardino in questi giorni. fra poco sarà tutto uno sbocciare. sarà bellissimo farci lunghe passeggiate.
(e un grazie di cuore va a chi mi ha generosamente fornito quest’ultima vagonata di ubertoso concime.)

merda




Categorie

post più letti

calendario dei post

maggio: 2009
L M M G V S D
« apr   giu »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

serviamo il numero

  • 18,726

contatori

free hit counters

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.