l’altra sera sono andata con e. a vedere questo documentario
è una raccolta di testimonianze di uomini e donne etiopi che vivono in italia. parlano dell’odissea nel deserto, della prigione, delle violenze subite dalla polizia libica, di come sono stati venduti e contrabbandati più volte come merci. è asciutto, privo di retorica. al centro di tutto c’è il bisogno di raccontare. un bisogno vitale di ogni uomo sulla terra.
questo è il link al blog del documentario
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com
dove trovare informazioni sul film e sulle varie iniziative legate anche alle manifestazioni di protesta in occasione della visita di gheddafi in italia.
alla fine del film io ed e. abbiamo tratto due conclusioni:
1) ascoltare i racconti di altre storie di vita e di altri dolori è fondamentale per non fossilizzarsi nel proprio mondo e nelle proprie sofferenze. raccontare e ascoltare sono bisogni primari, sono gesti d’amore.
2) l’impegno sociale e politico e l’indignazione per le atrocità del mondo non ci redimono. non ci sono agnelli di dio a togliere i nostri peccati dal mondo. possiamo indignarci e impegnarci socialmente quanto ci pare, ma se siamo incapaci di gestire i rapporti umani con il nostro prossimo, se ci commuovono e ci indignano le sofferenze provocate da altri e non vediamo quella delle persone con cui interagiamo, perché forse l’abbiamo causata o acuita noi stessi, fosse anche solo con la nostra ignavia (l’ignavia del quotidiano è il peccato più comune nel mondo occidentale contemporaneo), non abbiamo capito un cazzo della vita.
ripensavo a queste cose quando, tornando a casa, ho visto sulla metro una signora sola che piangeva. mi sono chiesta se era il caso di chiederle se potevo essere d’aiuto. ho pensato: magari se mi guarda le sorrido. ma non mi ha guardato ed è scesa alla fermata successiva.
donna liscia: lo sai come mi sento? lo dicevo pure prima a un’altra mia amica: come se avessi invitato da me qualcuno che improvvisamente va in cucina e piscia per terra.
tu l'hai detto e tu ci sei