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mag
09

come un uomo sulla terra

l’altra sera sono andata con e. a vedere questo documentario

è una raccolta di testimonianze di uomini e donne etiopi che vivono in italia. parlano dell’odissea nel deserto, della prigione, delle violenze subite dalla polizia libica, di come sono stati venduti e contrabbandati più volte come merci. è asciutto, privo di retorica. al centro di tutto c’è il bisogno di raccontare. un bisogno vitale di ogni uomo sulla terra.

questo è il link al blog del documentario
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com
dove trovare informazioni sul film e sulle varie iniziative legate anche alle manifestazioni di protesta in occasione della visita di gheddafi in italia.

alla fine del film io ed e. abbiamo tratto due conclusioni:
1) ascoltare i racconti di altre storie di vita e di altri dolori è fondamentale per non fossilizzarsi nel proprio mondo e nelle proprie sofferenze. raccontare e ascoltare sono bisogni primari, sono gesti d’amore.
2) l’impegno sociale e politico e l’indignazione per le atrocità del mondo non ci redimono. non ci sono agnelli di dio a togliere i nostri peccati dal mondo. possiamo indignarci e impegnarci socialmente quanto ci pare, ma se siamo incapaci di gestire i rapporti umani con il nostro prossimo, se ci commuovono e ci indignano le sofferenze provocate da altri e non vediamo quella delle persone con cui interagiamo, perché forse l’abbiamo causata o acuita noi stessi, fosse anche solo con la nostra ignavia (l’ignavia del quotidiano è il peccato più comune nel mondo occidentale contemporaneo), non abbiamo capito un cazzo della vita.

ripensavo a queste cose quando, tornando a casa, ho visto sulla metro una signora sola che piangeva. mi sono chiesta se era il caso di chiederle se potevo essere d’aiuto. ho pensato: magari se mi guarda le sorrido. ma non mi ha guardato ed è scesa alla fermata successiva.


4 Risposte a “come un uomo sulla terra”


  1. 1 ada
    5 giugno, 2009 alle 11:23 am

    ciao Fede
    negli anni 80 andavo pazza per Billy Bragg. In un suo album c’era stampata una frase di Antonio Gramsci che mi colpì moltissimo e che forse c’entra con quello che stai dicendo. O forse no, ma me l’hai fatta venire in mente. Te la scrivo in inglese: “How many times have I wondered if it is really possible to forge links with a mass of people when one has never had strong feelings for anyone, not even ones own parents; if it is possible to have a collectivity when one has not been deeply loved oneself by individual human creatures. Hasn’t this had some effect on my life as a militant – has it not tended to make me sterile and reduce my quality as a revolutionary by making everything a matter of pure intellect, of pure mathematical calculation?”
    un bacio!
    ada

    • 5 giugno, 2009 alle 1:50 pm

      ada, a quanto pare le traduttrici della nostra generazione le hanno fatte con lo stampino. anche io ascoltavo billy bragg e la sua pronuncia assurda.
      questa la adoravo

      e grazie per la citazione di gramsci.

  2. 5 giugno, 2009 alle 6:53 pm

    mi aggiungo al coro, Greetings to the new brunette era la mia canzone preferita quando avevo diciott’anni. e per qualche motivo misterioso mi faceva venire una grande nostalgia per un mondo che non avevo nemmeno mai visto. forse nella mia vita precedente ero un sottoproletario inglese.


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